
Nulla
anteporre all'Uffico divino (RB ch.4)
Dio cerca l'uomo nella
sua Parola, la Scrittura, che perciò l'uomo deve ascoltare solo quando ha
ascoltato la Parola di Dio, l'uomo può rispondere.
Ma DOVE si cerca DIO?
come si va a Dio?
nello stesso luogo in cui
Dio cerca l'uomo e gli parla, cioè nella Bibbia, specie nei Salmi (Prol 14-20)
nell 'Opus Dei
dove Dio parla, cerca l'uomo
nella sua Parola
dove l'uomo ascolta, cerca Dio nella sua Parola
ma cercare Dio è allo stesso
tempo trovare Dio.
Se servire Cristo significa servirsi reciprocamente, anche l'Opus Dei,
intesa come servizio divino, è un servizio reciproco che i fratelli si prestano.
L'Opus Dei entra nella dottrina dell'obbedienza, in quanto luogo
dell'ascolto della Parola; così la nozione di Opus Dei deve considerare in sé
quella di obbedienza, come orizzonte di 'dura et aspera', come rinuncia al
proprio volere personale.
Il
modello della vigilia -nocturna laus- è uno dei più utili, per la vita
monastica, perché ci dice che noi siamo uomini sempre aperti al futuro, sempre
nell'attesa. In più, il modello della vigilia ne include altri, per esempio: la
vita monastica come ascolto. E' difficile vedere al buio, occorre soprattutto
saper tendere l'orecchio all'ascolto;
occorre
la pazienza di attendere l'alba, per avere l'incontro, almeno sacramentale, con
Cristo risorto, nostro Signore.
L'Opus Dei è fissata, nei suoi vari momenti, per mezzo del sole e
conduce il monaco ad una esperienza reale e concreta del Dio creatore, fonte
delle stagioni: tutto questo soprattutto durante le vigilie, dove di questo il
monaco ha un'intuizione quasi dura. Nel buio l'uomo scopre sé stesso indifeso,
incapace, senza aiuto, e percepisce la propria creaturalità. La sua unica
speranza è posta in Dio, il creatore della luce, che l'uomo aspetta con
pazienza e speranza.
Per
Benedetto era esperienza quotidiana, o meglio, notturna, della dimensione
essenziale ed esistenziale pasquale della vita cenobitica. nella vigilia il
monaco percepisce quasi tangibilmente la realtà della sua vita, cioè l'essere
la sua vita una esistenza nella fede, per la quale ci vuole pazienza, speranza,
fede.
Occorre
aspettare, vigilare, rimanere nell'attesa ascoltando la parola di Dio che
esprime le sue promesse. Nel buio, ascoltando queste parole, i monaci le
proclamano l'uno all'altro, mentre insieme vegliano nell'attesa del grande
avvenimento della Pasqua eterna, cioè il Regno eterno e lodano il Dio creatore.
Per questo possiamo essere felici, rimanendo con gioia e speranza nell'attesa
della Sua venuta!
(dalle lezioni del P. Wathen, osb,
Atheneo Ponficio San Anselmo, 1978)